Cannabis “criminale”: finalmente libera! Il grande ritorno in nome della legge

Cannabis “criminale”: finalmente libera! Il grande ritorno in nome della legge
La coltivazione di canapa industriale non è mai stata vietata in Italia, ma più di un fattore ha contribuito a mettere in ginocchio un settore storicamente importante: quella che era stata per secoli una coltura fiorente dell’economia italiana entrò in crisi verso la fine degli anni Cinquanta con l’introduzione dei materiali sintetici derivati dal petrolio e la criminalizzazione della cannabis. Da allora le coltivazioni sono quasi del tutto scomparse, vessati dalla mala interpretazione delle leggi antidroga gli agricoltori si sono visti sequestrare piantagioni e hanno dovuto subire sanzioni e arresti.
Il 2 Dicembre 2016 qualcosa cambia: viene approvata la legge 242, che stabilisce le disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. Coltivare canapa (cannabis sativa l.) utilizzando sementi dalla provenienza certificata e contenenti quantità di THC superiore allo 0,2% ed entro lo 0,6% è legale.
Nell’art.1 viene chiarito che si ammette la coltivazione della canapa finalizzata:
” a) alla coltivazione e alla trasformazione;
b) all’incentivazione dell’impiego e del consumo finale di semilavorati di canapa provenienti da filiere prioritariamente locali;
c) allo sviluppo di filiere territoriali integrate che valorizzino i risultati della ricerca e perseguano l’integrazione locale e la reale sostenibilità economica e ambientale;
d) alla produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori;
e) alla realizzazione di opere di bioingegneria, bonifica dei terreni, attività didattiche e di ricerca. “
Procedendo, nell’art.2 al comma 1 si stabilisce che la coltivazione della canapa è libera e non necessita di autorizzazioni né di comunicazioni alle forze dell’ordine. Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartellini e le fatture di acquisto delle sementa per il periodo previsto dalla normativa vigente (art.3). A questi specifici obblighi si sommano quelli previsti dalla legge per ciascun diverso utilizzo della pianta.
Nel comma 2 invece scopriamo quali prodotti siano ottenibili:
” a) alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori;
b) semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle
attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;
c) materiale destinato alla pratica del sovescio;
d) materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia;
e) materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;
f) coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati;
g) coltivazioni destinate al florovivaismo. “
Arriviamo all’art.4, “controlli e sanzioni”: cosa dice la legge? In sostanza le piantagioni possono essere soggette a controlli che dovranno sempre essere eseguiti in presenza del coltivatore. Inoltre chi esegue il controllo deve rilasciare un campione prelevato al titolare della piantagione in caso voglia eseguire delle contro analisi. La percentuale di THC nelle piante analizzate dovrà essere compresa tra lo 0,2% e lo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Nel caso in cui la percentuale di THC dovesse superare la soglia dello 0,6%, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso “è esclusa la responsabilità dell’agricoltore”.
Dobbiamo riconoscere che lo Stato ha cercato di aprirsi a un fenomeno che contiene innumerevoli sfaccettature, ma i legislatori hanno fornito una base molto sintetica e sta alla giurisprudenza ovviare caso per caso. La Legge non disciplina tutti i casi possibili relativi alla coltivazione e all’ uso della canapa, il settore si sta portando avanti in mancanza di una regolamentazione precisa e nel clima di incertezza si rischia di disincentivare invece che promuovere il settore stesso. Per esempio la normativa non fa alcun riferimento esplicito all’uso ricreativo, il che può provocare una certa confusione in chi vorrebbe fumarla: non lo vieta né lo consente, tuttavia l’uso personale della cannabis come sostanza stupefacente è vietato da tutte le altre leggi di carattere sanitario in vigore.
In buona sostanza con l’emanazione di questa legge si intende promuovere l’attività produttiva della canapa, dando vita a nuove imprese, nuovi posti di lavoro e possibilità commerciali. La cannabis assume una connotazione nuova e di valore. E’ stato compiuto un passo importante, non soltanto dal punto di vista economico ma anche culturale.
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Sara