420: una leggenda diventata realtà.

420: una leggenda diventata realtà.

420: può essere letto come data (4/20, nei paesi anglosassoni nelle date viene indicato prima il mese e poi il giorno) o come orario (4:20).

Sebbene in Italia “420” sia una cifra come un’altra, può darsi che gli appassionati di cannabis più curiosi si siano chiesti come mai in rete si trovino tantissimi articoli e immagini provenienti da oltreoceano che la vedono protagonista. Dietro a queste tre cifre, infatti, si nascondono leggende che attraversano mezzo secolo di storia americana.

L’origine del mito

Siamo negli anni ’70: California, l’aria è permeata dalla cultura hippy (e dall’odore della marijuana..!) e un gruppo di amici che studiano al San Rafael High School iniziano ad incontrarsi abitualmente vicino al muro della scuola. I 5 ragazzi, soprannominati “Waldos” (da “wall”, muro), si ritrovano sempre dopo gli allenamenti, alle 4:20 del pomeriggio. Come buona parte dei teenagers dell’epoca, i Waldos sono soliti consumare erba e, casualmente, vengono a conoscenza di una piantagione di marijuana abbandonata, nascosta vicino alla stazione della Guardia Costiera di Point Reyes. Non è chiaro se nacque prima la ricerca del “tesoro” e poi le 4:20 divennero appuntamento fisso, o viceversa, fatto sta che il campo di erba non fu mai trovato.

“C’incontravamo alle 4:20, salivamo sulla mia vecchia Chevy Impala del ’66 e, ovviamente, iniziavamo subito a fumare. Fumavamo lungo tutto il tragitto che ci separava da Point Reyes, fumavamo per tutto il tempo mentre eravamo lì. Continuammo così per settimane”, ricorda uno dei Waldos in un’intervista ad Huffington Post. “Ma non abbiamo mai trovato l’appezzamento”

420 però divenne realtà. Un codice che per i Waldos e poi per tutti i ragazzi della scuola consumatori di marijuana poteva significare: Hai erba? Vuoi fumare? Ci vediamo per fumare? Insomma, era la parola d’ordine degli amanti dell’erba. Genitori e insegnanti erano completamente tagliati fuori da questo misterioso mondo celato dietro a un banale numero di tre cifre.

Succede però qualcosa di inaspettato.

420 diventa cult

420 esce dal perimetro scolastico e si diffonde in tutta la contea.

Com’è stato possibile che un codice segreto tra ragazzini abbia caratterizzato una città e poi un intero stato, fino a raggiungere tutti gli Stati Uniti e, di conseguenza, diventare universale?

I Grateful Dead nel 1970

Si dà il caso che il fratello maggiore di uno dei Waldos fosse amico di Phil Lesh, il bassista dei Grateful Dead, iconica rock band che tra gli anni ’70 e gli anni ’80 tenne centinaia di concerti. Nella già citata intervista all’Huff Post, si può leggere: “I Dead avevano la sala prove su Front Street a San Rafael in California, ed erano soliti suonare lì. Noi ci davamo appuntamento lì per ascoltare la loro musica mentre si preparavano ai concerti. Ma credo sia probabile che sia stato mio fratello Patrick a diffonderlo, tramite Phil Lesh. E anche io, perché uscivo con Lesh e la sua band durante il tour estivo di cui mio fratello era manager”.

I Waldos avevano accesso alle feste e ai backstage e usavano abitualmente il 420, che ben presto entrò nel vocabolario dei Grateful Dead e attraverso loro raggiunse migliaia di persone.

La rivista High Times, magazine di controcultura e punto di riferimento per consumatori e appassionati di marijuana, intuì il potenziale mediatico del codice “420” e si adoperò per diffonderlo in ogni modo.

Steve Hager, allora direttore di High Times, iniziò ad organizzare grandi eventi (come la Cannabis Cup) totalmente incentrati su questo numero, originando così un fenomeno mondiale. Con un’ottima intuizione, e fiuto per gli affari, High Times acquistò il dominio web “420.com” negli anni ‘90.

L’identità dei Waldos è rimasta segreta per decenni, fino a che nel 2012 tre di loro si rivelarono durante la famosa intervista con Huffington Post: Mark Gravitch, Dave Reddix e Steve Capper hanno accettato di essere identificati.

Vero o falso?

Negli ultimi anni, con la diffusione di internet e dei social media, 420 è diventato un cult per tutti i consumatori di cannabis, in America e nel mondo. Le leggende si sono moltiplicate, sono comparsi aneddoti improbabili e si è creata una vera e propria cultura intono a questo numero e alle sue origini.

420 non è un codice usato dalla polizia, non è un riferimento a qualche canzone né tantomeno un tributo alla data di nascita di Hitler (sì, in rete troverete anche questo!). Nel film di Tarantino “Pulp Fiction” tutti gli orologi segnano le ore 4 e 20: cari cinefili, sebbene sia una delle leggende più diffuse, siamo costretti a smentirla.

Quello che invece è vero anche se sembra strano, è che un decreto di legge californiano sull’utilizzo della marijuana medica sia stato chiamato “State Bill 420”. Non è un fake neanche la notizia che riporta i continui furti del miglio marcatore 420 della strada statale per Denver: alla fine è stato deciso di rimpiazzarlo con un eccezionalissimo  “419.99”. Dopo aver partecipato ad “Ok, il prezzo è giusto” scommettendo sempre 420 o 1.420 dollari su qualsiasi oggetto, un ragazzo è diventato una star su YouTube. E, se state cercando una stanza in affitto, su Craigslist (diffusissimo portale di annunci) troverete facilmente inserzioni per coinquilini “420-friendly”.

Nel dubbio… festeggiamo!

 

Oggi, 20 aprile, festeggiamo in tutto il mondo la giornata della Marijuana. In Nord America ogni anno in questa data si svolgono manifestazioni di natura politica (pro legalizzazione) o di aggregazione: protagonista lei, l’erba.

Rendiamo omaggio alla cannabis e a questa storia tanto assurda da essere vera, nata involontariamente un pomeriggio d’autunno di quasi cinquant’anni fa, dietro il cortile di una scuola.

E se, attraversando la California, ci capitasse di passare dalla contea di Marin, proviamo a cercare quel campo a Point Reyes… non si sa mai!

 

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Sara