5 modi in cui la canapa può salvare il mondo

5 modi in cui la canapa può salvare il mondo

Nel momento storico in cui ci troviamo l’ecosostenibilità non è più una scelta ma un dovere, una necessità urgente, ma purtroppo ancora fatichiamo a investire in quelle risorse che potrebbero segnare una svolta a livello globale. Spesso le risposte ai nostri problemi sono proprio lì, davanti a noi, ma non riusciamo a vederle. Ecco perché oggi più che mai vogliamo mettere in evidenza i motivi per cui crediamo fortemente che la canapa sia una risorsa preziosa per la salvaguardia del nostro pianeta.

No ai Pesticidi

I pesticidi sono una delle cause principali di inquinamento dei terreni, delle acque e del cibo che arriva sulle nostre tavole.

Nati nei primi anni del XX secolo, i pesticidi hanno lo scopo di eliminare i parassiti, le malattie delle piante e le erbe infestanti. Sono prodotti chimici che senza dubbio hanno aumentato la resa delle coltivazioni, ma a quale prezzo?

Il contatto con alcune di queste sostanze è nocivo per l’uomo e avviene via aria, acqua e attraverso gli alimenti. Spiega l’agronomo Giuseppe Messina a Marco Pizzuti, nel libro “Scelte alimentari non autorizzate”: “I pesticidi colpiscono generalmente gli organi molli: fegato, pancreas, stomaco, intestino e milza, ma possono colpire anche la pelle o creare problemi di tipo respiratorio. Un singolo antiparassitario è sufficiente per scatenare diverse patologie, e siccome frutta e verdura ne contengono spesso diversi tipi assieme, possono creare una pericolosa sinergia”.

Ebbene, esiste un tipo di coltivazione che non richiede l’uso di pesticidi. Una pianta naturalmente “immune” ai parassiti, tanto resistente da crescere in ogni condizione climatica. Si tratta della canapa.

Dedicare sempre più terreni a questo tipo di coltivazione comporterebbe un netto miglioramento delle condizioni del suolo: quando viene essiccata nei campi, fino al 60% delle sostanze nutritive delle piante può essere restituito al suolo.

Fibre tessili

La fibra tessile più utilizzata al mondo è senza dubbio il cotone, coltura che richiede un enorme impiego di pesticidi e acqua. Coltivare canapa richiede metà dell’acqua necessaria al cotone e la resa è nettamente maggiore: è l’alternativa ecologica perfetta per la produzione di fibre tessili.

L’impatto ambientale è sostenibile e i prodotti sono eccezionali.

Il cotone, molto comodo e morbido, tende a cedere nel tempo e, seppur morbido e confortevole, è soggetto a un rapido deterioramento (accelerato dai lavaggi frequenti). La fibra di canapa invece è super resistente, si ammorbidisce col tempo ma sopporta l’usura molto meglio del cotone anche perché non necessita di lavaggi ad alta temperatura grazie alle sue caratteristiche anti-batteriche.

Il tessuto in canapa è ipoallergenico e non irritante per la pelle, ha un alto potere traspirante e mantiene freschezza d’estate e calore d’inverno. A un primo sguardo la trama dei tessuti in canapa somiglia molto al lino, ma è molto versatile e può essere miscelata ad altre fibre (naturali o sintetiche) per ottenere la texture preferita.

Carta

Abbiamo visto come coltivare canapa sia una scelta ecologica sotto innumerevoli punti di vista: ne aggiungiamo un altro! Sapevate che per fare la carta occorrono per l’80% prodotti chimici e per il 20% cellulosa? Per la carta di canapa le percentuali si invertono: 80% cellulosa e 20% prodotti chimici.

Un ettaro di canapa produce, in pochi mesi, la stessa cellulosa prodotta da 4 ettari di foresta in decenni.

Come avrete intuito l’utilizzo di carta di canapa potrebbe contribuire in maniera importante a mantenere un basso impatto ambientale. Potremmo ridurre la deforestazione e, di conseguenza, controllare il dissesto idrogeologico derivante dall’assenza di alberi e radici che mantengano coeso il terreno. La fibra e il legno della canapa inoltre sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è pronta per essere stampata, non necessita di trattamenti con agenti chimici (inquinanti e dannosi).

Plastica

5 bilioni di buste ogni anno. 25 milioni di tonnellate di rifiuti ogni mese. Un milione di bottiglie ogni giorno. (Wired.it)

La plastica rappresenta un problema cruciale a livello di inquinamento.

Come sostituire questo materiale tanto versatile? Esistono alternative concrete?

La risposta sta, ancora una volta, nella canapa. Lo spiega Giovanni Milazzo, giovane ingegnere siciliano fondatore di Kanèsis, startup che ricava materiali plastici da scarti vegetali: “La termoplastica, che ribadiamo deriva principalmente dagli scarti di lavorazione della canapa, ha le stesse proprietà della plastica petrolchimica; per fare un esempio, è simile al polipropilene (la plastica utilizzata per i tappi di bottiglia), ma è più leggera, oltre ad essere biodegradabile, compostabile, rigida e assolutamente 100% green. Inoltre, cosa da non sottovalutare, ha anche una buona elasticità”. (canapaindustriale.it)

Questo tipo di bioplastica può essere utilizzata in ogni settore, in particolare offre interessanti prospettive in campo automobilistico o per il confezionamento di prodotti alimentari e non, giocattoli e oggetti di design.

Alimentazione

La canapa è amica dell’ambiente e anche del nostro organismo. Dal punto di vista nutrizionale infatti si dimostra piena di proprietà benefiche: i semi sono ricchi di omega 6 ed omega 3 e possono rappresentare un grande supporto nell’alimentazione vegana e vegetariana, poiché fonte di proteine che comprendono tutti gli aminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile. Dai semi possiamo ricavare olio e farine, tutti prodotti che comporterebbero costi ridotti sia a livello di coltivazione che di produzione e renderebbero molto, sia in termini di quantità che di qualità.

Quanti milioni di persone soffrono la fame? Introducendo coltivazioni di canapa, che come abbiamo visto cresce praticamente in ogni condizione climatica senza necessità di fertilizzanti e restituisce un terreno nutrito, potremmo aiutare le popolazioni in difficoltà. Ci hanno pensato tre ragazzi, Stefano Chen Sipeng, Chiara Chiesa e Federico Cremonini, che nel 2014 hanno fondato Agricanapa, associazione nata in provincia di Brescia per rilanciare la locale cultura della canapa. “Con una spesa di soli 15 euro si possono coltivare mille metri quadri di terreno. Non servono concimi e diserbanti. E con sole due piogge l’anno si possono ottenere 3 chili di farina al mese ma anche semi da cui ottenere olio ed un succo iperproteico. Cibi da usare anche in caso di carestie e guerre. E con la paglia abbiamo proposto la realizzazione di un piccolo magazzino”, ha spiegato Chiara al Corriere.it.

 

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Sara