Canapa tessile: uno sguardo al passato per costruire un futuro eco sostenibile

Canapa tessile: uno sguardo al passato per costruire un futuro eco sostenibile
Il mondo della cannabis è tutto da scoprire: sapevate che l’Italia ha una tradizione antichissima di filati di canapa?

Fin dal medioevo la nostra penisola si è guadagnata un nome in tutto l’occidente grazie alla realizzazione del cordame e delle vele per le navi. Una fama prestigiosa che dall’epoca delle Repubbliche Marinare si è poi consolidata nel corso dei secoli.

La storia della canapa nel settore tessile si fa davvero interessante durante la rivoluzione industriale: i macchinari per la raccolta e la lavorazione delle fibre diventano specifici ed efficienti e consentono di diversificare il prodotto. Nascono così tessuti non soltanto resistenti ma anche morbidi e adatti al vestiario e alla biancheria da casa.

L’Italia si conferma leader mondiale, esporta ovunque e l’economia del settore è fiorente grazie a una produzione di altissima qualità. Nei primi anni del ‘900 le coltivazioni si estendono lungo tutto lo stivale per un totale di circa 90/100 mila ettari.

Le coltivazioni si concentrano principalmente in alcune regioni: la Emilia Romagna rappresenta circa il 50% della produzione totale, mentre dalle pendici delle Alpi piemontesi proviene la pregiatissima “carmagnola”.

Negli anni ’40 l’idillio finisce: le coltivazioni di canapa vengono sostituite dal cotone e l’avvento delle fibre sintetiche, insieme alle politiche anti-cannabis, mettono la parola fine ad un’industria che era stata tanto fiorente.

Una pausa di riflessione lunga mezzo secolo

Per oltre 50 anni la canapa non viene praticamente più coltivata né lavorata, fino ad arrivare ad oggi. Le recenti evoluzioni normative a livello globale e la “riabilitazione” della cannabis riaprono le prospettive di utilizzo di questa pianta. La canapa si riaffaccia sul mercato dei filati, riscontrando l’interesse di molti artigiani: le sue qualità sono note fin dall’antichità e non sono andate dimenticate.

Il pregio della canapa sta nelle caratteristiche della sua fibra: ne esistono due tipi, una parte ottenuta dal fusto (lunghe fibre esterne dette “tiglio” che costituiscono il 20/30% del fusto) e una parte legnosa (fibre corte e interne, chiamate “canapolo“).

Per la produzione tessile le fibre più lunghe, il tiglio, sono perfette poiché la loro peculiare conformazione le rende termoisolanti e traspiranti allo stesso tempo. Freschi d’estate e caldi d’inverno, i tessuti in canapa sono resistentissimi (non a caso venivano utilizzati per vele e cordame) ma morbidi e duraturi. Sono anallergici e antisettici e trattengono il colore meglio del cotone.

 

Da non sottovalutare l’impatto ambientale molto ridotto rispetto ad altre coltivazioni.

Il cotone, suo diretto “avversario”, richiede circa il doppio dell’acqua e l’impiego dei pesticidi e dei fitofarmaci è impattante. Occupa il 3% dei terreni agricoli globali e richiede il 25% dei pesticidi utilizzati in totale. La canapa invece cresce forte e sana in ogni condizione climatica, bonifica il terreno, migliora la qualità del suolo e ha anche una resa decisamente superiore rispetto al cotone (1 acro di canapa permette di ricavare la stessa quantità di fibra di circa 3 acri di cotone). Non ha bisogno di fertilizzanti ed è naturalmente resistente ai parassiti.

E’ possibile rilanciare l’ ”oro verde” ?

Clemente Sironi, titolare della storica Tessitura Enrico Sironi fondata nel 1892, nell’intervista pubblicata sul n°5 di Canapa Industriale, spiega: “Il problema principale è che oggi si sente molto parlare di canapa tessile ma nel momento in cui un’azienda decide di portare avanti il discorso ed investire per creare una gamma di prodotti, ma poi fa fatica a reperirla sul mercato.”

Aggiunge inoltre: “Ad oggi non i ci sono i macchinari adatti per questo tipo di lavorazione. Ed andrebbe studiato meglio anche come operare sulla macerazione, anche se io di solito parto a lavorare dal filo che mi viene dato.” Concorda anche Mauro Vismara, imprenditore che produce tessuti e filati naturali, che ad Adnkronos spiega: “Si può coltivare la pianta ma manca la parte industriale, perché non ci sono più macchine che possano lavorarla.”

Insomma, sarebbe necessario un investimento importante su più livelli. Sironi ha una visione chiara di quella che potrebbe essere una soluzione: “Bisogna pensare alla canapa tessile e posizionarla in una fascia di mercato idonea perché io penso che ci sono gli spazi per crescere. Se invece si vuole fare della canapa una fibra d’èlite ho la sensazione che nel mercato di oggi non andiamo da nessuna parte. Bisognerebbe arrivare ad un prezzo idoneo che non superi quello dello lino: idealmente la canapa dovrebbe posizionarsi ad un 20% in meno del lino. Si possono però trovare spazi in cui lavorare con la canapa, sia nel campo tecnologico che in quello dell’abbigliamento. C’è anche un mercato nuovo che è quello dei consumatori particolarmente attenti ai prodotti biologici che la canapa la accettano già e sarebbero disposti a pagarla un pochino di più, anche se si tratta di una nicchia di mercato.”

Attualmente il mercato del tessile di canapa è in mano alla Cina: il governo cinese non ha mai imposto leggi e restrizioni così rigide come quelle occidentali e questo ha consentito al paese di consolidare il settore. Le politiche anti cannabis che hanno caratterizzato la seconda metà del ‘900 ha fatto sì che l’occidente sia rimasto un passo indietro.

A livello economico rischiamo di essere tagliati fuori da un business importante, ma non solo. Oggi che l’eco sostenibilità non è un capriccio ma una necessità ci troviamo a ricostruire da capo un intero settore, partendo da politiche agricole che dovrebbero incentivare questo tipo di coltivazione. Sarebbe necessario investire su macchinari specifici, poiché anche volendo utilizzare quelli antichi ci sarebbe difficoltà a reperirli e l’efficienza sarebbe comunque ridotta rispetto a quello che le nuove tecnologie possono offrire.

Da pianta fuorilegge a risorsa verde, la canapa torna in primo piano nella storia contemporanea e si delinea come grande protagonista del futuro.

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Sara