Proibire non serve. Il pensiero di Umberto Veronesi sulla cannabis

Proibire non serve. Il pensiero di Umberto Veronesi sulla cannabis
Un grande medico, un grande uomo

Nel Novembre del 2016 è venuto a mancare Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, pioniere della lotta ai tumori in Italia, figura di spicco anche nel mondo politico. Figlio di contadini, si laureò in medicina nel 1950 a Milano. Fermo sostenitore dei diritti degli animali, vegetariano convinto, ha dedicato la sua vita alla lotta contro i tumori e alla ricerca. Nel 2003 nacque su sua iniziativa (e di molti altri scienziati e intellettuali di fama internazionale, fra cui 11 premi Nobel) la Fondazione Umberto Veronesi. Baluardo della ricerca, dei progetti di prevenzione e di educazione alla salute, la Fondazione rappresenta un’eccellenza nel settore medico. Veronesi è stato e resta un punto di riferimento importante nel mondo scientifico ed ha conquistato la fiducia del “grande pubblico” grazie alla sua professionalità e umanità. Autorevole comunicatore e divulgatore, ha dibattuto importanti temi etici di interesse comune e si è impegnato a promuovere la cultura della prevenzione. Non si è mai risparmiato e ha sostenuto in prima linea posizioni talvolta “scomode”. Pro-eutanasia, contrario all’ergastolo e alla pena di morte, ha sempre rivolto i suoi sforzi all’instaurazione di un dialogo interdisciplinare basato sulla tutela dei diritti della persona e sul progresso sostenibile della scienza.

Insignito di ben 14 Lauree Honoris Causa da prestigiosi atenei italiani ed esteri, Veronesi ha coperto importanti cariche anche a livello politico. Nel 2000 divenne Ministro della Sanità sotto il governo Amato, ma si era già distinto negli anni precedenti: nel 1993 si era occupato del programma nazionale contro il cancro, fortemente voluto dall’allora ministro Costa.

La Cannabis. no al proibizionismo

Nel 1995 è stato tra i 12 firmatari dell’appello per la legalizzazione delle droghe leggere: la sua posizione è significativa e riteniamo opportuno ribadirla, data l’attualità del tema.

Nell’appello pubblicato sull’Espresso del 7 agosto 2014 (“Diciamo anche noi marijuana libera”), Umberto Veronesi scrive: “La realtà dei fatti ci dimostra che rendere la cannabis un piccolo crimine non serve affatto a ridurne il consumo e che se rendiamo criminali i consumatori di droga, li obblighiamo soltanto ad uscire dalla legalità e dal controllo, senza che smettano di drogarsi.”

Il problema del proibizionismo, secondo Veronesi, è su più livelli: “Così facciamo gli interessi del mercato nero e della criminalità organizzata che lo gestisce e che, ovunque nel mondo, è l’unica a trarre vantaggio dal proibizionismo. Da noi, la mafia. Le stime più recenti dicono che la mafia incassa per la droga (tutte le droghe, ovviamente) circa 60 miliardi euro ogni anno in Italia, un patrimonio che la rende potente, indipendente e inattaccabile. Ma se proibire è deleterio, legalizzare non basta. È solo un primo passo che deve esser seguito dall’educazione e l’informazione. Bisogna saper trasmettere il principio non tanto che la droga è illegale, ma che ha un valore socialmente e individualmente negativo.”

… quali danni?

Non lascia spazio ad interpretazioni in merito ai danni, o meglio non-danni, che può causare il consumo di cannabis: “Siamo dunque un Paese che vieta inorridito la marijuana (che non ha mai ucciso nessuno) ma che lucra senza vergogna su una droga che causa 50 mila morti l’anno: il fumo di sigaretta.”

Veronesi ha sempre insistito sull’importanza di uno stile di vita sano, di cui i più pericolosi nemici sono alcol e, appunto, il fumo.

Nella sua rubrica sul settimanale “Oggi”, sempre nel 2014, si legge: “La marijuana fa male? Come ministro della Salute, quando ricoprii l’incarico anni or sono, mi posi anch’io questa domanda. E me la posi anche come medico e soprattutto come padre di famiglia. Ebbene, la commissione scientifica che avevo nominato concluse che i cosiddetti “danni da spinello” sono praticamente inesistenti”.

E aggiunge di ritenere “infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all’uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina. Liberalizzare lo spinello non è malinteso permissivismo, ma una posizione realistica che punta alla riduzione del danno. Risulta che metà dei nostri giovani e molti adulti fanno uso di marijuana. Ha senso criminalizzarli?.”

Decidiamo liberamente solo quando abbiamo a disposizione le informazioni giuste

Comments
Share
Sara